COSA FECE MATILDE DI CANOSSA?
1. Il primo marito Goffredo il Gobbo
Il matrimonio di Matilde con il fratellastro Goffredo il Gobbo era già stato deciso da tempo e l’occasione per organizzarlo non tardò a presentarsi: il duca Goffredo il Barbuto (padre di Goffredo il Gobbo), malato, si rifugiò nei suoi territori lorenesi, prima a Bouillon poi a Verdun; con l’aggravarsi della malattia chiese alla famiglia di raggiungerlo e fece celebrare il matrimonio fra il figlio Goffredo e la figliastra Matilde.
Questo matrimonio ovviamente serviva per poter vedere sistemata la sua successione nei due territori lorenese e tosco-padano; lo stesso anno infatti (1069) il duca morì e il figlio Goffredo il Gobbo e Matilde ne ereditarono le ricchezze.
Nel 1070 la madre di Matilde fondò il monastero di Frassinoro, nell’Appennino modenese, dotandolo di un notevole patrimonio; Matilde in quei mesi era in pericolo per la sua salute, per essere rimasta incinta ma aver perso il figlio, per non essere riuscita a dare al marito quell’erede che avrebbe garantito la continuazione della stirpe -compito principale di una moglie nel Medioevo.
Pertanto, appena le circostanze gliene offrirono la possibilità, fuggì via dal marito rifugiandosi presso la madre, con la quale la troviamo nel 1072 a Mantova e poi in Toscana; dopo il ritorno di Matilde presso la madre Goffredo aveva fatto di tutto per riconciliarsi con lei, ma senza successo; nel 1076 Goffredo venne assassinato e nello stesso anno morì anche la madre di Matilde, Beatrice.
Matilde aveva ora su di sé sola il peso del governo di un territorio vastissimo e di un ruolo politico assai delicato, nel momento più vivo del conflitto tra un imperatore al quale era legata da una stretta parentela ed un pontefice al quale era vicina per ideali religiosi, profondo affetto e necessità del reciproco sostegno.
2. L'incontro di Canossa (1077)
La lotta fra il papa e l'imperatore si inasprì tra il 1075 e il 1076: prima il papa Gregorio VII scomunicò tutti i vescovi investiti dall'imperatore per simonia, poi l'imperatore Enrico IV dichiarò Gregorio VII illegittimo perché non eletto secondo le norme canoniche. Gregorio rispose emanando il Dictatus Papae scomunicando l’imperatore, che avrebbe dovuto presentarsi penitente ad Augusta il 2 febbraio 1077.
All’inizio di dicembre Gregorio VII partì da Roma scortato dalle truppe di Matilde alla volta di Augusta: era deciso a porre fine alla questione ottenendo una penitenza da Enrico IV o, in caso contrario, l’elezione di un nuovo imperatore a lui fedele.
Nel suo viaggio verso la Germania Gregorio raccolse i suoi sostenitori, attraversando il cuore dei domini canossani: Siena, Marturi, Firenze, Lucca, Mantova.. Ma proprio durante il viaggio gli giunse la notizia che Enrico IV si stava dirigendo verso l’Italia con l'obiettivo di rilanciare la lotta appoggiandosi proprio ai vescovi scomunicati da Gregorio VII.
Allora Gregorio VII lasciò Mantova e si rifugiò nella rocca di Canossa, molto meglio protetta e difendibile. Fervono insieme dall’una e dall’altra parte i preparativi militari e le trattative di pace.
Ma fino all’ultimo Enrico IV usò l’esercito come mezzo di pressione per far cedere Gregorio VII: poi incontrò Matilde e solo dopo quell’incontro è da presumere che abbia vestito l’abito del penitente e si sia recato a Canossa per quella che è stata chiamata la sua “umiliazione”.
Il 25 gennaio Enrico IV si presentò penitente di fronte a Gregorio VIII, certo con la sofferenza, il disagio del momento e la rabbia di essersi dovuto prestare a tale ruolo ma sicuro dell’esito. Gregorio VII infatti non poteva negare l’assoluzione ad un peccatore: in quel momento egli era un sacerdote e doveva agire come tale, anche se è evidente che l'assolvere l’imperatore dal suo peccato di ribellione alla Chiesa non implicava la sua reintegrazione come sovrano.
Ma ad Enrico IV bastò essere riammesso nella Comunione dei Santi, dal quale la scomunica lo aveva allontanato, rendendo nulli tutti i giuramenti di fedeltà a lui prestati: certo, che si trattasse di una riconciliazione fittizia fu evidente.
3. Matilde nella lotta per le investiture
A Lucca (1081) Enrico IV proclamò Matilde rea di lesa maestà, con la conseguenza immediata della decadenza da tutte le funzioni pubbliche da lei detenute e della confisca di tutti i suoi beni.
Inoltre, Matilde nel 1088 si trovò ad affrontare una nuova discesa di Enrico IV in Italia e si preparò al peggio con una scelta politica e personale piuttosto delicata: quella di un nuovo matrimonio. La scelta cadde su un rampollo della stirpe più avversa ad Enrico IV in Germania, quella dei duchi di Baviera. Si univano così i nemici dell’imperatore, a tutto vantaggio della causa pontificia.
Il nuovo matrimonio suscitò la reazione di Enrico IV che fece una nuova spedizione contro Matilde. Solo quattro castelli le rimasero fedeli: Canossa, Monteveglio, Piadena e Nogara, mentre le città (Mantova in primis) passavano dalla parte dell’imperatore.
Enrico V poi giunse nel 1111 ad un accordo con Matilde a Bianello, reintegrandola del dominio sul nord Italia, ma non sulla Toscana.
Dopo questo atto Enrico V poteva riprendere la via della Germania e da Verona (1111) concedeva un ampio diploma di conferma e protezione dei beni dell’abbazia di Polirone, la prediletta dai Canossa. Purtroppo già nel 1114 Matilde era gravemente malata e il 24 luglio 1115 morì a Bondeno di Roncore.
(Informazioni tratte da: Matilde di Canossa - Donna di potere nel Medioevo, di Golinelli Paolo, docente dell'Università di Verona. Per le altre informazioni sui testi del professor Golinelli e altri studiosi che hanno scritto di Matilde di Canossa vai alla sezione Pubblicazioni).
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